Oggi è il 23 giugno 2017
Direzione Giornalistica: ANNA BRUNO 
 

Ecommerce: i truffatori fanno fortuna con capi di abbigliamento sportivo contraffatti, ne parla MarkMonitor

I siti e-commerce sospetti attirano 56 milioni di visite l’anno.

MarkMonitor ha pubblicato in data odierna un’edizione speciale del Brandjacking Index, incentrata sulle vendite di capi di abbigliamento sportivo online. Il rapporto rivela che i contraffattori sospetti attirano almeno 56 milioni di visite l’anno e vendono circa 1,2 milioni di magliette attraverso i siti e-commerce e di compravendita business-to-business (B2B) l’anno.
Per realizzare il rapporto, MarkMonitor ha analizzato cinque dei principali marchi sportivi, incluse federazioni di lega USA e internazionali, per stabilire chi ha usato questi marchi nel commercio online e nella promozione di capi di abbigliamento sportivo di dubbia provenienza. L’analisi è stata condotta durante il quarto trimestre del 2010 e ha interessato canali di promozione e distribuzione online, inclusi rivenditori business-to-business (B2B) di merci all’ingrosso e siti business-to-consumer (B2C), compresi siti e-commerce, insieme a circa 300 combinazioni di parole chiave coperte dal marchio che innescano inserzioni di ricerca a pagamento nei principali motori di ricerca.
I truffatori online vedono una straordinaria opportunità nella passione e nella lealtà di milioni di tifosi, approfittando sia dei marchi che dei fan online”, ha dichiarato Jerome  Sicard, Regional Director Southern Europe di MarkMonitor. “Questi truffatori competono con  inserzionisti online legittimi e con siti e-commerce, facendo lievitare i costi per i marchi e confondendo i fan.”
Lo studio ha identificato più di 1.300 siti web e-commerce che vendono magliette di origine discutibile  con uno o più marchi compresi nello studio. I siti attirano più di 56 milioni di visite l’anno e vendono, si stima, 800.000 articoli l’anno. La grande maggioranza di questi siti era collegata a soggetti registranti o società di registrazione di domini cinesi.
Lo studio ha evidenziato anche più di 4.000 individui, fornitori non autorizzati che offrono merci contraffatte su siti di compravendita B2B. Questa catena di fornitura comprende fornitori con sede soprattutto in Asia e che si stima vendano 300.000 magliette l’anno.
Oltre alla loro abilità distributiva, questi truffatori dimostrano un alto livello di sofisticazione nel promuovere i loro siti e nell’attirare traffico. Nel corso dello studio, abbiamo esaminato circa 480.000 inserzioni di ricerca a pagamento, innescate da più di 280 combinazioni di parole chiave e scoperto che circa il 28% di queste inserzioni promuovevano merci sospette, attirando circa 11 milioni di visite l’anno.
In pratica, i contraffattori fanno concorrenza agli inserzionisti legittimi per promuovere le loro merci, facendo lievitare i prezzi e offrendo di più degli inserzionisti legittimi per conquistare posizioni privilegiate. Di conseguenza, gli inserzionisti legittimi devono pagare di più per le loro parole chiave di ricerca coperte dal marchio e fare concorrenza ai contraffattori per il traffico che cerca i loro marchi. Gli investimenti che le aziende fanno nei loro marchi sono particolarmente efficaci nell’indirizzare il traffico, visto che il 20% di tutte le ricerche sono per termini coperti dal marchio, stando a un recente studio di comScore e Yahoo Search Marketing (Overture).

 

Autore: Simona Labianca
Link: www.markmonitor.com
News inserita in: e-Commerce
Pubblicato il: 04 febbraio 2011


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